Il 18 Maggio, come previsto dai decreti governativi e dai protocolli regionali, una larghissima parte delle imprese di produzione di beni e di servizi ha potuto riprendere le proprie attività.

Uno dei principali obblighi a cui sono sottoposte tutte le attività produttive è quello di svolgere in fase di riapertura e poi periodicamente ovvero anche più volte al giorno per taluni tipi di attività, la sanificazione degli ambienti di lavoro, degli indumenti, degli strumenti,  delle attrezzature e dei macchinari impiegati.

La domanda che sorge spontanea è: CHE COSA SI INTENDE PER SANIFICAZIONE?

Questa parola, che ora è sulla bocca di tutti, è contenuta in tutti i vari protocolli nazionali e regionali elaborati per ciascuna categoria di attività produttive di beni e di servizi, da cui tuttavia non emerge una sua definizione chiara, univoca e condivisa, dando luogo così ad una serie di interpretazioni e declinazioni più o meno estensive e a volte fantasiose.

A soccorrere nella ricerca di una precisa definizione è una legge e precisamente la Legge 25 Gennaio 1994 n. 82, il cui titolo è: “Disciplina delle attività di pulizia, di disinfezione, di disinfestazione, di derattizzazione e di sanificazione” identificate, nell’art. 1 della predetta Legge, rispettivamente dalle lettere a) – pulizia; – b) disinfezione; c) disinfestazione; d) derattizzazione; e) sanificazione.

Il successivo Decreto Ministeriale n. 274 del 07.07.1997 ha introdotto delle norme di regolamentazione delle attività definite dalla legge sopra citata ai fini dell’iscrizione delle imprese nel registro delle ditte (ora registro imprese) e/o nell’albo provinciale delle imprese artigiane.

La lettera e) della Legge definisce le attività di sanificazione “quelle che riguardano il complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante l’attività di pulizia e/o di disinfezione e/o di disinfestazione ovvero mediante il controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima per quanto riguarda la temperatura, l’umidità e la ventilazione ovvero per quanto riguarda l’illuminazione e il rumore”.

Nel tentativo di voler dare una definizione più ampia e più specialistica a questo tipo di attività includendo in essa le attività di pulizia, disinfezione e disinfestazione descritte singolarmente ai punti a), b) e c) il legislatore, tuttavia, usando la congiunzione coordinante e/o non contribuisce a fare chiarezza sul significato e la portata effettiva dell’attività di sanificazione.

Alcuni successivi interventi legislativi hanno poi previsto che, a differenza delle attività di sola pulizia, per lo svolgimento delle attività di disinfestazione, derattizzazione e sanificazione occorrono sia requisiti di onorabilità e capacità economico-finanziaria, sia requisiti tecnico-organizzativi, ove la ratio è che trattandosi di processi più complessi, con risultati attesi di maggiore evidenza e spessore e quindi di maggior tutela rispetto all’ambiente e le persone, le imprese che esercitano tali attività devono poter conoscere in modo approfondito la materia di cui vorranno qualificarsi come esperti professionisti in grado di rilasciare delle specifiche certificazioni e/o attestazioni.

Ciò implica infatti che le ditte che svolgono attività di sanificazione devono essere iscritte al Registro Imprese con il codice ATECO 81.29.10 e identificate dalla visura camerale, nel paragrafo Abilitazioni, come imprese di pulizia lettera e) SANIFICAZIONE (D.M. 274/1997). Pertanto, le imprese di pulizia che svolgono attività di pulizia ordinaria sono iscritte al Registro Imprese con il codice ATECO 81.21.00 e identificate dalla visura camerale, nel paragrafo Abilitazioni, come imprese di pulizia lettera a) PULIZIA (D.M. 274/1997). 

In buona sostanza le imprese di pulizia ordinaria – che sono le più numerose – non possono svolgere le attività di sanificazione con rilascio di specifiche certificazioni e/o attestazioni. Pertanto, è bene informarsi prima di conferire incarichi di questa natura e responsabilità, sia per avere garanzia di efficienza e professionalità sulle metodologie e sui prodotti utilizzati, sia per non avere problemi in relazione al riconoscimento delle eventuali agevolazioni e/o rimborsi previsti dalle vigenti leggi in relazione al sostenimento di questa tipologia di spese.

Fatte questa premesse, l’attività di sanificazione che le imprese e anche le categorie professionali sono obbligate a svolgere è stata declinata, in modo variegato, dai vari protocolli regionali in attività di pulizia e disinfezione, con modalità di svolgimento in autonomia ovvero con affidamento a terze ditte specializzate secondo le indicazioni sopra fornite.

Il Protocollo generale condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro del 24.04.2020 nel paragrafo 4 – PULIZIA E SANIFICAZIONE IN AZIENDA – così recita: “l’azienda assicura la pulizia e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni di svago”, facendo chiaramente intendere che le due attività sono diverse, che devono essere svolte congiuntamente e che quand’anche si volesse attribuire un carattere di termini sinonimi alle parole sanificazione e disinfezione quest’ultima deve essere svolta utilizzando, ad esempio, specifici prodotti a base di cloro in adeguate concentrazioni che richiedono attenzione, esperienza e adozione di cautele e non certo semplici prodotti detergenti che vanno invece utilizzati per l’attività di pulizia.

Un aspetto non certo trascurabile – non adeguatamente evidenziato nei protocolli regionali, salvo qualche rara eccezione – nello svolgimento delle attività di sanificazione, soprattutto se svolte in autonomia, è quello di mantenere delle tracce documentali su supporto cartaceo o informatico con delle forme di auto-dichiarazione. Ciò al fine di rendere evidente agli enti preposti al controllo – ma anche alla clientela con un’adeguata comunicazione esterna – un’attività che deve essere effettivamente svolta con rigore e puntualità secondo le prescrizioni previste e le normali regole di buon senso, dato che l’assenza parziale o totale di prove documentali etc. dello svolgimento di queste attività potrebbe causare delle conseguenze molto gravi nel caso in cui si verificassero degli episodi di contagio alle cui origini e cause potessero o dovessero far risalire delle attività di sanificazione svolte in maniera superficiale e/o non corretta.

In questa fase post emergenza un’attività di sanificazione svolta in maniera corretta di cui poter dimostrare l’avvenuto svolgimento con appositi cartelli, certificazioni e/o attestazioni rilasciate da ditte specializzate o altre forme di comunicazione esterna  potrebbe costituire garanzia di sicurezza ed affidabilità favorendo il senso di fiducia e di sicurezza da parte della clientela che, su questo particolare e inedito aspetto, potrebbe dimostrarsi particolarmente attenta, esigente e quindi selettiva.

Può essere particolarmente utile seguire le prescrizioni in tema di sanificazione che l’Istituto Superiore della Sanità ha sintetizzato in un vademecum in formato pdf da scaricare qui e utilizzare nei locali di esercizio delle attività.

Fonte: Studio Di Sante